
Non è possibile parlare di immigrazione se non subentra la parola Integrazione.
Conoscerete tutti i fatti sconcertanti che stanno accadendo a
Rosarno dove è in corso una lotta contro gli immigrati raccoglitori di arance, in cui vi partecipa la popolazione italiana locale, gli extracomunitari, la mafia, lo Stato e la Chiesa.
Ogni giorno si sentono dibattiti su chi può avere le ragioni migliori, su chi è più giustificato degli altri. Perchè però invece di giudicare, specialmente chi non vive tale realtà in prima persona, non si riflette sulle cause che hanno portato a tal punto e sui fatto oggettivi, concreti, sotto i nostri occhi?!
Oggi i giornali annunciano: "Svuotato il ghetto, immigrati in fuga"
Per esempio, vi rendete conto che nel 2010 si ripropone la parola "
ghetto"?! Il brutto è che non si tratta di una bolla gonfiata dai giornalisti, si tratta proprio di un ghetto.
Chiaramente torna alla mente la metà del secolo scorso,la razza ariana, l'olocausto, ma con qualche differenza secondo il mio modo di vedere e di vivere, visto che anche intorno a noi sono presenti numerosi "ghetti" stranieri: pensiamo alle zone periferiche, alle stazioni ecc...
I ghetti hitleriani erano provocati dalla mente contorta di un dittatore, venivano innalzati volontariamente, erano espressione di terrore.
Oggi non è più così, ma si creano spontaneamente. Motivo? Di chi è la responsabilità?
Il mio pensiero è molto semplice e si basa appunto sul concetto di Integrazione. Razzismo e nazionalismo hanno un certo peso, ma non determinano il peso della bilancia.
Accoglienza e integrazione sono due entità legate ma non si tratta di sinonimi, anzi...
Quanti stranieri entrano ogni giorno in Italia, eppure riflettiamo sulla loro integrazione con piccoli esempi quotidiani: sui treni o sui pulman qunti immigrati hanno il biglietto? Sempre sui mezzi di trasporto, quante volte vedete italiani e extracomunitari seduti a fianco? Non si creano dei minighetti?!
Motivo? Penso abbiate presente l'odore delle persone di colore che salgono sui bus, penso sappiate bene i sacconi "spazzatura" che portano con sè sul seggiolino accanto.
E ancora, quante volte avete camminato in una zona abitativa popolare con la coda tra le gambe, passando per negozi immondi, urla o tafferugli in lingua aliena?! Ci vogliamo nascondere dietro a un dito?!
Ogni giorno sui giornali e sulle televisioni vediamo, anche nel nostro locale, accoltellamenti e risse nei "ghetti" con i sindaci che non sanno dove sbattere la testa....se poi succede la vicenda di Rosarno, sembra quasi la normalità...ma ci rendiamo conto che c'è un paese che si sta accanendo contro un ghetto?! Siamo consapevoli che tra Integrazione e ghetti popolari non c'è il mare, ma l'Oceano?!
Dopo i fatti oggettivi, passiamo ad analizzare le cause comuni:
- Povertà: la maggior parte degli immigrati ha difficoltà a trovare un lavoro oppure viene sfruttata con salari giornalieri indegni.
- Cultura: persone disperate, senza scuola, con una tradizione di sottomissione, si trovano in mezzo alla strada senza nemmeno sapere che per vivere si deve lavorare. Ricordiamoci che quando ci vengono a vendere sulle spiagge ci chiamano... "capo".
- Condizioni sociali: la costrizione a vivere in baracche, in stanze di pochi metri quadri, nella sporcizia, non rende facile un processo di inserimento nella società.
Questa è una realtà oggettiva, che comporta la creazione di ghetti spontanei come una sorta di male comune, come una solidarietà tra persone diverse.
Immaginiamo invece una integrazione che consenta di vedere persone di colore o straniere dietro una scrivania, passeggiare per la strada in giacca e cravatta, essere dei corretti vicini di casa, entrare sui mezzi pubblici e timbrare il biglietto senza accomodarsi sui sedili posteriori ma accanto a noi stessi...Certe realtà non sono utopie: in molte città europee o americane si possono vedere alcuni esempi di vera integrazione.
Forse se i nostri figli nascessero in una società simile non conoscerebbero nemmeno l'esistenza della parola Razzismo o peggio ancora "ghetto".
Oggi invece siamo ancora qui a chiederci se l'italiano è razzista o meno, senza analizzare i veri motivi che portano alla repulsione della diversità.
Per concludere, vorrei fare un apprezzamento sull'idea del ministro Gelmini di regolarizzare la percentuale di stranieri (nati fuori dall'Italia o che non conoscono l'italiano) nelle classi delle nostre scuole. Rimandando la questione a un prossimo post, vorrei solo sottolineare che un processo di integrazione non scende dal cielo, ma va aiutato e gestito nel miglior modo possibile per chi deve accogliere ma soprattutto per chi deve essere accolto in una nuova cultura.